domenica 5 febbraio 2012

Sei tu, chi può darti di più


Tratto da "Il Tascapane" n°9, gennaio-febbraio 2012

Mala tempora currunt. Ecco, se fossimo un qualunque giornale universitario, un bell’attacco in latino sarebbe perfetto. Sarebbe conforme. Sarebbe qualcosa che ci si aspetta. Ma poiché ho l’onore di scrivere per un giornale che da sempre evita le forme e i contenuti “che ci si aspetta”, al diavolo il latino. Non mi serve una lingua morta per dire che son tempi duri. Non c’è lavoro, non ci sono pensioni, non si investe sui giovani. Va bene, questo lo sappiamo. E ci siamo anche un po’ rotti i timpani di sentircelo dire. Ciò che sfugge alle cronache, nonostante Vasco lo abbia già cantato molto tempo fa, è che non abbiamo più santi né eroi.
Banale, obietteranno i più pignoli tra voi. Vero. Infatti la faccenda è ben più grave. Non sono qui per invocare né santi né eroi. Non saprei che farmene di gente morta. Sono alla ricerca, più che altro, di persone (vive) nelle quali poter individuare un maestro, una guida, una figura degna di stima. Vi fa ridere la cosa? Vi fa pensare a Star Wars, a “la forza sia con te” e altre simili volgarità? Bèh, io sono molto serio.
Guardatevi attorno. Quanta mediocrità incontrate ogni giorno? Pensate in particolare ai vostri superiori, ai vostri professori, a vostri parenti, a coloro che in generale dovrebbero “darvi l’esempio”. Su dieci, quanti ne ritenete profondamente degni della vostra stima? Quanti di loro guardate con ammirazione? Le azioni e i comportamenti di quanti di loro vi stimolano a migliorare?
Ecco, è da loro, da queste “figure guida”, che esigo l’eccellenza. Niente santi né eroi ma protagonisti del quotidiano all’altezza della situazione. Persone normali dalle quali mi aspetto, quanto meno, che si dimostrino migliori di me.
E invece, il più delle volte, ci si imbatte in personaggi che si rifiutano di dimostrarsi migliori. Che non accettano il ruolo di maestro, di vecchio saggio, dal quale esigere anche le punizioni più severe, se necessario. La scarsità di queste figure non ci permette di seguire alcun esempio, alcuna guida. Condannandoci all’impossibilità di migliorare noi stessi. Costringendoci alla misera gratificazione di scoprirsi migliori della media. Se la media è bassissima non mi basta essere migliore della media. Esigo il diritto di scoprirmi peggiore. E poter così aspirare a migliorarmi. Se manca il modello migliore, manca la stessa aspirazione a migliorare. E ci si crogiola nella mediocrità. Capite il danno?

E quindi? Dobbiamo forse deprimerci e annegare questa piccola frustrazione quotidiana in fiumi di spritz? No. Questa sarebbe la soluzione più semplice, per altro indirettamente suggerita proprio da chi ha fallito nel suo ruolo educativo di modello migliore. Posto che lo spritz è sempre il benvenuto, io dico accettiamo la sfida: erigiamoci a maestri di noi stessi. Sì, proprio così. Se la società non ci offre luminosi esempi vorrà dire che faremo da esempio a noi stessi. E saremo luminosissimi. Perché abbiamo le potenzialità. E’ una questione biologica. Lo spiega bene il filosofo Umberto Galimberti: “Dai 15 ai 30 anni l’uomo ha il massimo della sua forza biologica: significa massima potenza sessuale e massima potenza ideativa”. Vi pare poco? Nessuno vi verrà a dire che valete più di quel che credete, nessuno vi verrà a dire che in quel determinato contesto siete sprecati. Dovrete capirlo da soli e investire la vostra potenza biologica in qualcosa che vi gratifichi, in qualcosa in cui vi sentite bravi. E dovrete capirlo da soli di esser bravi. Essere maestri di se stessi significa anche essere severi con se stessi. Siatelo dunque, ma non troppo.
Datemi retta. Lo cantavano anche i CCCP: “Sei tu, sei tu, sei tu chi può darti di più!”.

2 commenti:

ChiaraScolastica ha detto...

quindi dopo i 30 sei spacciato.

Edoardo Rosso ha detto...

Spacciato nella maniera più assoluta. "This is the end my only friend".